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Le opinione di un’adolescente di Manduria
sulle difficoltà dei ragazzi nella nostra città e non solo


La nostra società, sempre più bombardata da pubblicità che ostentano benessere e armonia tipiche della famiglia modello (quella del “Mulino Bianco”, per capirci), ha invece una compagna singolare: l’insoddisfazione. E i giovani sono sicuramente i più indifesi.
La tecnologia ci ha abituati ad allontanarci dalle piccole soddisfazioni quotidiane e dalle gioie più semplici, spingendoci sempre più verso presunte nuove fonti di divertimento. Ad esempio, il sabato, che è il giorno più atteso per divertirsi e per rilassarsi dopo le fatiche settimanali, non sempre concede un sana distrazione, e per questo motivo è il più temuto dai nostri genitori. Discoteche, club, cinema, pizzerie e ristoranti la fanno da padrona. Tutti hanno voglia di “scaricarsi”. Così, i locali del “divertimento”, si riempiono di gente che trascorre tempo prezioso in modo spesso superficiale, facendosi trasportare dalla musica ad alto volume, dall’alcool e dalle droghe, anche fino alle prime ore del mattino. Tanto che, quando si esce dal luogo di ritrovo, non sempre ci si mette alla guida lucidi, e il  ritorno a casa diventa, per questo motivo, un traguardo. Così, un po’ spinti dal gruppo, un po’ dalla voglia di dimostrare la propria “supremazia” e il proprio “coraggio”, si guida a velocità da Formula 1. A proposito di “stragi del sabato sera”, tanto per riportare un po’ di numeri, nel 2005, nelle notti tra il venerdì ed il sabato sera, si sono verificati 35.098 incidenti stradali, con 1.509 morti e 54.873 feriti. E questo fenomeno, nonostante l’allarme sociale e mediatico crescente, non pare destinato a fermarsi, e qualsiasi provvedimento preso non risulta sufficiente. Pochi i controlli sulle strade, che spesso vengono effettuati in orari, a mio parere, poco adeguati.
Il problema, a questo punto, diventa di carattere sociale. Ma da quale parte iniziare? Considerando, ad esempio, un campione di giovani con età che va dai 16 anni in su, si riscontra un’insoddisfazione che matura prima di tutto all’interno del nucleo famigliare. Infatti, le famiglie (che dovrebbero essere il principale anello di congiunzione tra il ragazzo e il mondo che lo circonda), molto spesso non riescono a trovare il giusto equilibrio: se prestano poca attenzione alla formazione del ragazzo, questi rischia una totale indipendenza nella gestione della sua quotidianità con ovvie conseguenze; se invece l’attenzione supera un certo livello di “naturale sopportazione”, si rischia di opprimere il ragazzo stesso impedendogli di essere il protagonista delle proprie scelte. E le scelte forzate, inevitabilmente, diventano scelte sbagliate.
Personalmente credo che, oltre al ruolo della famiglia, sia importante quello della scuola. Più che un luogo felice, sembra essere una specie di prigione dove tutti sono uniformati e poco valorizzati. La scuola non lascia spazi alle particolari attitudini di ciascuno di noi studenti. Un esempio scontato a questo proposito, ma non per questo inutile, è lo studio di materie che spesso non piacciono. In base alla mia personale esperienza di studentessa, sono convinta che la scuola dovrebbe dare più spazio alle capacità di ognuno, cercando di valorizzarle il più possibile: il modello delle scuole inglesi o americane facilita ciò, in quanto tutti i ragazzi sono tenuti a frequentare un certo numero di ore per materia, mentre le rimanenti sono lasciate alle soggettive preferenze. In questo modo si potrebbe anche dare una scossa in avanti all’attuale disonorevole posizione della scuola italiana nella classifica europea; a tal riguardo, non credo che la recente “Riforma Fioroni” possa risolvere i molti problemi. Di contro, anche i professori dovrebbero essere sottoposti a cicli di esami per dimostrare la loro costante preparazione.
Lo sport, dal canto suo, potrebbe evitare a tanti ragazzi di fare una brutta fine. Io credo molto nello sport perché regala gratificazioni, favorisce le amicizie, fa sperimentare una sana competizione, fa sognare, contiene valori importanti e, dopo i necessari sacrifici,  spesso regala belle soddisfazioni, personali e di gruppo. Nella mia cittadina, Manduria, lo sport non mi sembra, però, venga tenuto molto in considerazione. E’sufficiente notare come sia una delle poche città della provincia di Taranto a non avere un Palazzetto dello Sport: la vicina Grottaglie ne ha addirittura due! Eppure, un progetto di costruzione era stato presentato… Penso che la mancanza di un posto dove poter organizzare manifestazioni sportive senza dover sempre dipendere dalle palestre delle scuole sia molto importante. Le società sportive presenti sul territorio devono dividersi le poche palestre presenti; si vedono così costrette a ridurre gli orari di allenamento, e ciò comporta naturalmente uno svantaggio per le competizioni sportive. Per fare sport a livello più professionistico, bisogna guardare verso i paesi vicini e trovare qualche società che sia anche meglio organizzata.
Ritornando infine alle stragi del sabato sera di cui ho parlato all’inizio, per far calare il numero dei morti il governo aveva cercato di attuare provvedimenti singolari come la designazione del guidatore attraverso una sorta di braccialetto o di timbro in modo che, impegnandosi già in partenza a guidare al ritorno, non fosse poi tentato ad assumere bevande alcoliche. Altro è stato proposto, come la restrizioni per la vendita dei superalcolici. Ma non c’è norma o regolamento che possa tenere, dinanzi ad un comportamento moralmente sano. Per questo, l’unica soluzione che risolverebbe in parte questi problemi, sarebbe proprio quella di educare i ragazzi ai valori e non allo “sballo”; di educarli a divertimenti più sicuri che possano quindi arricchirli e restare nel tempo.



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